Immaginate un mondo in cui la più grande conquista dell’umanità non sia la sua sopravvivenza, ma la sua perfezione come strumento di distruzione. Una specie nata per adattarsi, evolversi e, alla fine, contaminare. Ora immaginate di scoprire che tutto questo non sia un errore del destino, ma il progetto di qualcuno che osserva da molto, molto lontano. Un orrore che si aggiunge a tutte quelle memorie da una dimensione alternativa.
La Terra si allontanò a una velocità superiore alla luce.
L’incrociatore stellare che li trasportava svanì nell’oscurità dello spazio.
Come il resto dell’umanità, anche Vic era stato chiuso in una capsula di restrizione. Una delle otto miliardi create per mantenere tutti in ibernazione durante il viaggio.
Presto avrebbe perso conoscenza e si sarebbe risvegliato chissà dove, chissà quando.
La disperazione non gli impediva di ripensare a ciò che aveva travolto la Terra.
E per un attimo riuscì a cogliere la visione d’insieme, il disegno pianificato per la razza umana che nulla aveva di divino ma tutto di diabolico.
Il giorno prima la sua vita, come quella di chiunque altro sul pianeta, era stata scandita dai soliti fastidi: un lavoro schifoso, una famiglia andata a rotoli e la solita rabbia repressa.
Quando udì alla televisione la notizia di un’astronave sconosciuta in orbita, capì che da quel momento nulla sarebbe più stato lo stesso.
La sua prima idea, come avrebbe presto scoperto, non si era allontanata molto dall’attuale verità.
Ricordava con lucidità, come se fosse stata impressa a fuoco nella sua mente, la cronaca degli eventi trasmessa via radio, mentre gli alieni, sfruttando i canali di comunicazione terrestri, informavano le maggiori rappresentanze del pianeta di prepararsi, che il loro sviluppo era sufficiente.
Ma quello che lo aveva colpito ancora di più era il senso di interesse misto ad orrore che quelle parole avevano generato.
Lo sviluppo della Terra era sufficiente. Per cosa, esattamente?
Quello che successe dopo, in realtà, aveva poca importanza. Con strumentazioni decisamente fuori dalla portata di comprensione dei terrestri, gli alieni avevano cominciato la raccolta.
La raccolta. Così era stata definita: gli esseri umani stavano per essere trasportati su un altro pianeta, inseriti in capsule di ibernazione.
Lo scopo di questo macabro piano apparve subito chiaro alla massa di umani in preda al panico più totale quando gli alieni fornirono una seconda spiegazione.
Che, come il resto delle comunicazioni, giunse attraverso i canali radio.
Vic in quel momento, mentre il liquido freddo cominciava a riempire la sua capsula ed inondargli le narici, ripensò a quelle semplici parole gli alieni avevano inviato.
Gentili, dopotutto, a dare un senso compiuto alla più grande domanda dell’umanità.
«Il vostro sviluppo» diceva il messaggio trasmesso «è completo. Avete raggiunto un livello di tossicità soddisfacente. Quando vi abbiamo disseminato, su questo pianeta, non speravamo in tanto successo. Il pianeta sul quale avete vissuto per tutto questo tempo è ormai irrimediabilmente danneggiato.»
A quelle parole, Vic ricordò di aver provato un forte senso di angoscia ed un’irrefrenabile nausea.
«Ogni forma di vita, animale o vegetale, è stata da voi corrotta o sterminata» avevano aggiunto gli alieni «e il vostro habitat è danneggiato irrimediabilmente. Se vi lasciassimo qui ancora portereste questo pianeta all’autodistruzione e noi non possiamo permetterlo. Voi siete troppo importanti per i nostri scopi.»
A quelle parole, aveva cominciato a disperarsi.
Inesorabilmente.
«Ogni forma di vita su questo pianeta» avevano ripetuto «ha la capacità di adattarsi all’ambiente circostante creando un equilibrio fra le risorse necessarie e quelle disponibili.»
La voce, poi, continuò, sempre via radio.
«Grazie al nostro lavoro di ricerca ora voi possedete la singolare capacità di depredare ogni risorsa, produrre rifiuti altamente nocivi per l’ambiente circostante, spostarvi verso una meta migliore e ricominciare il processo.»
A Vic gelò il sangue nelle vene.
«Siamo soddisfatti del lavoro portato avanti e della letalità che rappresentate» avevano osservato oggettivamente i visitatori. «Con il vostro aiuto, ora, la guerra potrà essere vinta. Ridurremo le risorse nemiche drasticamente.»
Guerra?
«Abbiamo affinato le vostre tecniche, nel tempo. Ora avete raggiunto un tale grado di sviluppo che se inseriti in un ambiente incontaminato riuscirete a devastarlo in pochissimo tempo» aveva proseguito la voce, concludendo il discorso. «Siete la nostra arma batteriologica più avanzata.»
Per anni Vic aveva studiato filosofia all’Università.
Si era posto molte domande esistenziali.
Quale fosse lo scopo dell’umanità.
Quale fosse il cammino da seguire.
E per anni, aveva perso il sonno cercando di capire quali potessero essere le risposte a quelle domande.
Ora, chiuso ermeticamente in una moderna bara di cristallo infrangibile, immerso completamente in un liquido sempre più gelato che lentamente aveva iniziato a permeare ogni suo orifizio fino ad abbassarne inesorabilmente la temperatura, la sola cosa alla quale riuscì a pensare prima di chiudere gli occhi definitivamente fu che, tutto sommato, forse avrebbe preferito non saperlo.
Grazie per aver letto questa memoria.
Vi attende la prossima.
Da una dimensione alternativa.

